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I Top 5 del 2023

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📸 | SETTEMBRE – OTTOBRE – NOVEMBRE 2023

23 SETTEMBRE – In scia a quanto scritto nel precedente “Grandangolo” del 23 Luglio, da quest’ultimo 11 Settembre è possibile trovare la nuova sezione “Peace, Respect, Future” come ulteriore link ad un futuro che continua a “comprimersi”, di giorno in giorno, in questo fermo “Mercato, Stato e società”
Per questo le parole della più alta carica dello Stato Italiano, figura istituzionale non politica, dovrebbero essere lette, “risfogliate”, di tanto in tanto anche come un libro, per non perdere quel senso di valore più alto di una Nazione che vede, in questi epocali mutamenti, il suo obbligato impegno a cambiare, non solo nell’ultimo ripetitivo bonus o prodotto moderno…
Fermi, davanti ad un presente ormai sovraccarico di visioni politiche passate, che divergono ormai da tempo dagli scenari naturali, quotidiani, da quelli territoriali e internazionali, questo “Mercato, Stato, società” è ormai al limite della sua stessa organizzazione. Sempre più indietro con i soliti bonus e lavori per organizzarli ogni mese, ad ogni ricorrenza ormai pescata dal mazzo per distribuire denaro salvifico alle tante braccia che si allungano nelle diversità, ma della più misera inclusività moderna, quando i tempi pretendono ormai ben altro nella più evoluta sintesi di quel “minimo universale per tutti…”
E il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella non poteva trovare occasione migliore, all’Assemblea Nazionale di Confindustria del 15 settembre scorso, per “collegarne tutti i punti”, spesso di una classe dirigente dissonante(?) non solo con una nuova stagione alle porte…
il discorso per intero:

“Rivolgo un saluto di grande cordialità ai Presidenti del Senato, della Camera dei Deputati, del Consiglio dei Ministri, al Presidente e all’intero mondo di Confindustria, a tutti i presenti.
Ringrazio anch’io la Banda dei Vigili del Fuoco per la bella esecuzione dell’Inno nazionale.
E vorrei rivolgere i complimenti agli autori del filmato così coinvolgente.
Se vi è qualcosa che una democrazia non può permettersi è di ispirare i propri comportamenti, quelli delle autorità, quelli dei cittadini, a sentimenti puramente congiunturali. Con il prevalere di inerzia ovvero di impulsi di ansia, di paura.
Con due possibili errori: una reazione fatta di ripetizione ossessiva di argomenti secondo i quali, a fronte delle sfide che la vita ci presenta quotidianamente, basta denunziarle senza adeguata e coraggiosa ricerca di soluzioni. Quasi che i problemi possano risolversi da sé, senza l’impegno necessario ad affrontarli.
Oppure – ancor peggio – cedere alle paure, quando non alla tentazione di cavalcarle, incentivando – anche contro i fatti – l’esasperazione delle percezioni suscitate. Sono questioni ben presenti alle persone raccolte qui questa mattina che, giorno dopo giorno, sono chiamate ad assumere decisioni, ad agire con razionalità e concretezza, a guardare e progettare il futuro delle imprese che si trovano a guidare.
In un’espressione: a evitare fatui irenismi e credere, invece, nella forza delle istituzioni, nella solidità delle proprie imprese, nel valore dell’iniziativa e dell’innovazione nel mondo che cambia velocemente.
È il senso del messaggio che Luigi Einaudi – primo Presidente della Repubblica eletto – consegnava il 31 marzo del 1947, nelle Considerazioni finali da Governatore della Banca d’Italia, a poche settimane dall’assumere le funzioni di vice Presidente del Consiglio e Ministro del Bilancio del Governo De Gasperi.
A proposito della situazione economica, Einaudi scriveva: “È necessario che gli italiani non credano di dover la salvezza a nessun altro fuorché se stessi”.
Oggi diremmo: a noi stessi e agli altri popoli con i quali abbiamo deciso di raccoglierci nell’Unione Europea.
Ringrazio Confindustria di questa occasione di riflessione, e rinnovo un saluto cordiale a tutti voi qui riuniti.
Nel discorso con cui Franklin Delano Roosevelt inaugurò la sua presidenza degli Stati Uniti – giusto novant’anni fa – utilizzò una locuzione divenuta, giustamente, famosa, che calza a proposito: “la sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa, l’irragionevole e ingiustificato terrore senza nome che paralizza gli sforzi necessari a convertire la ritirata in progresso”.
Si era nell’ambito della Grande depressione economica del 1929 e si fu capaci di passare al New Deal, al “nuovo patto” che vide gli Stati Uniti affrontare i drammatici problemi economici e occupazionali che li avevano devastati, assumendo la leadership del mondo libero.
Oggi siamo in una condizione, fortunatamente, ben diversa, che ci conduce, tuttavia, a richiamare il legame, per quanto possa a molti apparire scontato, tra economia e democrazia.
La crisi del capitalismo, in quegli anni, mise in discussione anche gli ordini politici esistenti, registrando un diffuso malcontento verso la democrazia, ritenuta noiosa e inefficace rispetto ai totalitarismi che si erano affacciati e che si stavano consolidando.
Gli argomenti non erano nuovi, qualche studioso li indicava nella ricerca di un sentimento di unità perduto, che fosse incentrato sulla autenticità culturale, sulla originalità delle proposte di comunismo e fascismo, sulla creazione di “uno spazio affrancato – così si diceva – dalle pressioni della mercificazione e dalle grigie logiche dei mercati”. Così testualmente ricorda Harry Harootunian, storico americano.
Le idee dovevano essere davvero confuse se una casa automobilistica americana, la Studebaker, sia pure con intenti diversi, denominava un suo prodotto di punta “Dictator”, dittatore. L’ascesa di Hitler in Germania avrebbe dato poi un colpo decisivo alla produzione di quel modello.
In alcune situazioni europee, com’è noto, la crisi dell’economia concorse alla crisi della democrazia ed ecco perché, al contrario, una economia in salute contribuisce al bene del sistema democratico e della libertà, alla coesione della nostra comunità.
Il Presidente Bonomi ha fatto riferimento a un panorama di democrazie in regresso a livello mondiale, affermando, opportunamente, che “senza democrazia non possono esserci né mercato, né impresa, né lavoro, né progresso economico e sociale”.
È rilevante raccogliere questi stimoli in un ambito così qualificato.
È di grande valore che il mondo dell’industria italiana, così centrale nella vita del Paese e così prezioso nell’ambito dell’Unione Europea, sappia di contribuire, con il suo impegno e con il suo lavoro, al rafforzamento della Repubblica e delle sue istituzioni, secondo la significativa affermazione: “la Costituzione esprime anche l’anima delle imprese italiane”.
Nel dibattito pubblico del dopoguerra italiano si è, spesso, lamentato che la Costituzione non poteva fermarsi ai cancelli delle fabbriche, segnalando, con questo, una sofferenza del sindacato dei lavoratori per molti temi che hanno trovato poi riscontro nella contrattazione tra le parti sociali.
La definizione poc’anzi prospettata nella relazione, secondo cui “L’impresa è lo spazio democratico in cui i valori del bene comune e della responsabilità sociale devono manifestarsi nella loro concretezza, così come è accaduto nei mesi durissimi della pandemia”, unitamente all’intento di proporre un mercato del lavoro “inclusivo”, specialmente per giovani e donne – che renda quindi effettivo il diritto al lavoro – induce alla consapevolezza che i luoghi di vita, le persone, i cittadini che li animano, sono parte, irrinunciabile, del progetto di coesione sociale, di libertà, di diritti e di democrazia della Repubblica.
La democrazia si incarna nei mille luoghi di lavoro e di studio.
Nel lavoro e nella riflessione dei corpi sociali intermedi della Repubblica.
Nel riconoscimento dei diritti sociali.
Nella libertà d’intraprendere dei cittadini.
Prima di ogni altro fattore, a muovere il progresso è, infatti, il “capitale sociale” di cui un Paese dispone.
Un capitale che non possiamo impoverire.
È una responsabilità che interpella anche il mondo delle imprese: troppi giovani cercano lavoro all’estero, per la povertà delle offerte retributive disponibili.
Permettetemi di ricordare, per un momento, un gran lombardo, un patriota, fautore delle autonomie e portatore di una visione lungimirante, Carlo Cattaneo.
Già nel 1864 ammoniva: “Prima di ogni lavoro, prima di ogni capitale, quando le cose sono ancora non curate e ignote in seno alla natura, è l’intelligenza che comincia l’opera e imprime in esse, per la prima volta il carattere della ricchezza”.
Le aziende sono al centro di un sistema di valori, non soltanto economici.
Siete voi, a ricordare – anche a me – che l’impresa ha responsabilità che superano i confini delle sue donne e dei suoi uomini; e, aggiungo, dei suoi mercati.
Le imprese sono veicoli di crescita, di innovazione, di formazione, di cultura, di integrazione, di moltiplicazione di influenza, fattore di soft-power.
E sono, anche, agenti di libertà.
Generare ricchezza è una rilevante funzione sociale.
È una delle prime responsabilità sociali dell’impresa.
Naturalmente, non a detrimento di altre ricchezze, individuali o collettive.
Non è il capitalismo di rapina quello a cui guarda la Costituzione nel momento in cui definisce le regole del gioco.
Il principio non è quello della concentrazione delle ricchezze ma della loro diffusione.
Il modello lo conosciamo: è quello che ha fatto crescere l’Italia e l’Europa.
Il bilancio che ne va tratto non interpella i singoli stake-holder aziendali ma si rapporta all’intero sistema economico e sociale.
È quel concetto ampio di “economia civile” che trova nella lezione dell’illuminismo settecentesco napoletano e, puntualmente, in Antonio Genovesi, un solido riferimento.
Qual è un principio fondamentale della democrazia?
Evitare la concentrazione del potere, a garanzia della libertà di tutti.
Vale per le istituzioni.
Vale per le imprese, a proposito delle quali possiamo parlare di concorrenza all’interno di un mercato libero. E la lotta ai monopoli ne rappresenta capitolo importante.
L’impresa è una formazione intermedia nella nostra società, un corpo sociale di quelli richiamati dalla Costituzione che contribuiscono alle finalità da questa definite, concorrendo al soddisfacimento di bisogni.
Lo Stato coordina gli interessi e le necessità di ciascuno degli interlocutori, orientandoli al soddisfacimento delle istanze delle comunità.
Poc’anzi ho richiamato il tema sostanziale del rapporto sostanziale tra economia e istituzioni.
L’impresa, non a caso – è stato ricordato – è normata nella Parte I della Costituzione: quella sui diritti e i doveri dei cittadini.
L’art. 41 scandisce che l’iniziativa economica privata è libera. Che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
Cosa significa libera?
Significa che non vi è più bisogno di “regie patenti”, come ai tempi medievali, per esercitare una professione, un’attività, un’impresa.
Significa che la Repubblica ha spostato dal Sovrano al cittadino il potere di scegliere, di decidere.
Significa evadere dal dirigismo economico e dal protezionismo tipico delle esperienze autoritarie.
Significa trasferire sul terreno dell’economia il principio di libertà.
La Costituzione opta decisamente per un’economia di mercato in cui la libertà politica è il quadro entro cui si inserisce la libertà economica, le attività con le quali le imprese partecipano, come si è detto, a raggiungere le finalità delineate nella Prima parte della Costituzione.
Ma attenzione: in quali condizioni si attua il precetto costituzionale?
Quando i poteri pubblici assicurano qualità nei servizi; efficacia, efficienza e chiarezza del sistema normativo; quando viene garantita sicurezza contro le forme assunte dalla criminalità; quando l’efficacia sanzionatoria verso comportamenti scorretti è equa e incisiva.
Sono temi che conoscete bene e che richiedono ancora impegno per il loro pieno conseguimento.
Si è discusso a lungo sull’esistenza di una “Costituzione economica” separabile dal resto della Costituzione.
Sarebbe davvero singolare immaginare percorsi separati per lo sviluppo dei rapporti economici, quelli politici, quelli sociali.
Al centro della Costituzione vi sono, difatti, i diritti della persona umana non quelli del presunto “homo oeconomicus”.
Ecco, quindi, il riferimento all’utilità sociale. Era l’Abate Galiani a dirci – anche lui nel ‘700 – che “la tirannide è quel governo in cui pochi diventano felici a spese e col danno di tutto il rimanente, che diventa infelice”.
Il crescere delle disuguaglianze rischia di rendere attuale questo scenario.
Le imprese non sono estranee all’art.3 della Carta che ricorda come sia compito della Repubblica – in tutte le sue articolazioni pubbliche e di spontanea attività e iniziativa privata – “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
L’Italia progredisce e si sviluppa con il dialogo tra le parti sociali.
Vanno tenuti ben presenti – sempre e da tutti, in ogni ambito – i doveri descritti all’articolo 2, dove si esige ” l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
L’economia di mercato, cioè, non pone in discussione valori costituzionalmente rilevanti, quali il rispetto della dignità umana e il dovere di solidarietà. O l’art. 35, relativo alla tutela del lavoro, il 36, sulle condizioni di lavoro, o il 37 sulla donna lavoratrice.
È anzitutto il tema della sicurezza sul lavoro che interpella, prima di ogni altra cosa, la coscienza di ciascuno.
Democrazia è rispetto delle regole, a partire da quelle sul lavoro.
Indipendentemente dall’ovvio rispetto delle norme, sarebbero incomprensibili imprese che – contro il loro interesse – non si curassero, nel processo produttivo, della salute dei propri dipendenti.
Incomprensibili se non si curassero di eventuali danni provocati all’ambiente, in cui vivono e vivranno.
Incomprensibili – e di breve durata – se non sapessero guardare al futuro.
Fuor di logica se pensassero di non dover rispondere ad alcuna autorità o alla pubblica opinione, in merito a eventuali conseguenze di proprie azioni.
Con eguale determinazione vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all’opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli “Over the top” che si pretendono, spesso, “legibus soluti”.
Democrazia e mercato – scrive, nel suo ultimo libro, Martin Wolf – hanno in comune l’idea di uguaglianza e concorrono entrambi alla sua attuazione.
Non c’è bisogno di particolare acume per osservare che gli imprenditori sono attori sociali essenziali nella nostra società.
Basta pensare anche soltanto alla crisi della pandemia che abbiamo attraversato quando, insieme ad altre categorie, avete evitato che l’Italia si fermasse.
Non siamo un Paese senza memoria.
Ho più volte ringraziato quanti negli ospedali, nei servizi, nelle aziende, nelle catene della logistica, nella pubblica amministrazione, hanno fatto sì che fronteggiassimo quell’improvvisa, sconosciuta e drammatica insidia.
Grazie a voi. Che avete avuto coraggio, che avete anche fatto delle vostre fabbriche dei centri vaccinali in supporto a quelli pubblici!
Grazie ai lavoratori delle vostre aziende che hanno assunto, con altrettanto coraggio, la propria quota di rischi!
Siete stati, poi, protagonisti di una ripresa prodigiosa e positivamente contagiosa, senza eguali nei G7.
Adesso tante imprese sono state colpite da alluvioni. Le avversità si manifestano su più fronti.
L’interrogativo è: la nostra comunità è adeguatamente resiliente?
È sufficientemente desiderosa di futuro, di voler guardare avanti?
Abbiamo fiducia nel nostro Paese e nel suo futuro; e sapere di avere il mondo dell’impresa impegnato, con convinzione e con capacità, per il progresso dell’Italia, è motivo di conforto e di grande apprezzamento.
Auguri!


Continuare ad organizzare questo “Mercato, Stato e società” davanti alle sue principali evidenze, problemi territoriali e internazionali cambiati e che continuano a cambiare, che evidenziano un sempre più intrecciarsi e sommarsi di passati mai risolti, degrado diretto e indiretto agli “alert.it” anche sociali, senza quel “minino reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”, come base a nuove mentalità, è come aver garantito un altro anno di bonus, di migliaia di persone per pensarli, organizzarli, certificarli e timbrarli sulle “solite notizie”(?), sui “soliti talk show”(?) sul nulla che cambia ed evolve…
KSM link+ 🌳

23 OTTOBRE – “L’eterno conflitto tra chi legge e chi non legge, tra chi vede e chi non vede…” è il nuovo sottotitolo aggiunto (Settembre) alla sezione “news 📰 + results” dei link KSM.
Da questo mese di Ottobre, invece, con il finire del 2023 e un 2024 che vedrà il mondo affrontare nuove sfide, non si poteva non evolvere il titolo del 3 con “Società & Sviluppo” come nuovo appuntamento di ogni mese.
Così, se a Settembre Apple presenta le sue novità annuali, con i telefoni che trainano pubblicitariamente anche i più selettivi computer, le scuole in Italia sono ripartite con i soliti problemi.
Dalle classi pollaio alle carenze dei docenti, il futuro che si vuol dare ai ragazzi non pone più domande ad un presente che vede, come “evidenza annuale”, l’eredità delle precedenti classi pollaio, dove il calo demografico degli anni è solo l’ultimo anello che si ricongiunge con questa “società e il suo sviluppo”…
Più istintiva per chi si “perde” o “impone”, anche più burocratica e dispendiosa dei singoli studi, per chi si “indottrina” nei suoi percorsi di civiltà con sempre più evidenti divari e solchi generazionali.
Tutti perdutamente e forse convintamente a trainare, pubblicitariamente gli “altri”, in altri più “istintivi”, spesso superflui(?) bisogni, spesso superflui(?) commenti, nei diversi “fondamentalismi” occidentali…
E la sintesi dei Nobel, assegnati questo Ottobre (“il premio Nobel è un’onorificenza di valore mondiale attribuita annualmente a personalità viventi che si sono distinte nei diversi campi dello scibile umano, apportando «i maggiori benefici all’umanità» per le loro ricerche, scoperte e invenzioni, per le opere letterarie, per l’impegno in favore della pace mondiale” wikipedia), ci ricorda l’evoluzione delle discipline umane al servizio dei tempi…
Se lasci, però, tutto il resto ancora allo stato primitivo, dove le classi pollaio del passato hanno prodotto questa società, gli identici problemi che continuano a sommarsi a tutti i livelli sociali, senza quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”, è difficile poter stabilire con più chiarezza a quale civiltà(?) “appartiene” questa eredità che vive lo stesso passato di “oggi”…
E continuare a sdoganare tutti, come se i social non avessero già accentuato le difficoltà a comprendere la differenza tra appiattimento, stile, evoluzione ed estremismi, forse di un vero mondo al contrario, non c’è da stupirsi se poi, determinati errori e problemi continuano a passarsi il testimone tra gli scenari e i palcoscenici delle diverse generazioni, anche dei sentimenti, dove i dati social dei singoli già superano quelli di un “mainstream” che ormai veicola tutto…
Forse sarà altro lavoro da accumulare, da spartirsi per i più anziani e per chi li seguirà, “ora” tra i banchi confusi e affollati, futuri stagisti indottrinati e concimati, forse di altri più liberi e istintivi nei loro errori, ma tutti che si districheranno tra i futuri problemi (economici e non…), quelli che saranno ereditati, “forse” ancora di oggi…
Un circolo vizioso, di cui non sempre si vuole trovare rimedio, evoluzione come alla più facile immigrazione, colorata, di massa. Troveranno da sfornare altri bonus per far pensare istintivamente vantaggioso il secondo figlio e i successivi?
E in una società ancora troppo poco evoluta, tra furbi e non furbi, tra “coioni” e non, le “guerre” si vincono anche nei propri territori, portando il progresso, quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti” come sviluppo nei nuovi pensieri costruttivi, culturali di tutti…
Pechè, se così non fosse, in Occidente le democrazie non sono troppo lontane dai fondamentalismi, dove la religione dei diversi stipendi, dei diversi denari “impongono” il loro credo, il loro sviluppo, spesso “corrotto” di regole e burocrazie che si contraddicono, forse solo per far “risvegliare” tutti “imprigionati” negli stessi errori generazionali, tra famiglie culturalmente lontane, disgregate dal tempo, dai più semplici principi e valori umani, così da non permettere alle “piccole minoranze rimaste”, di trovare argomenti migliori. E come si possono trovare davanti all’evidenza che le passeggiate sindacali si fanno, i “fridays for future” aiutano gli adolescenti a camminare, i bonus sanno sempre di fresco e sfornato al momento, le mense dei poveri sono sempre vuote e impolverate, divorzi, figli malati e spese di mantenimento fanno tutti felici, droghe e spacciatori sono ormai di un’epoca passata, le carceri sono vuote, gli angoli a dormitori delle strade per i clochard sono ormai un lontano ricordo, i prezzi non allarmano mai che scendono troppo, così che le poche associazioni benefiche non aumenteranno e prolifereranno tanto da non far pensare a qualcosa di più elevato, più moderno per mentalità e una civiltà democratica ancora più evoluta.
E forse i “volantini che piovono dal cielo” sono i contratti sindacali, non più sicuri per un percorso umanitario per la più semplice sopravvivenza della propria vita in questi “territori” che in Occidente delimitano ormai i ghetti dei “bunker” tra ricchezze e le diverse masse. Tutti “imprigionati” dagli stessi bonus dei fondamentalismi dei vari gruppi politici, minoranze di una cultura democratica di facciata davanti ai suoi baratri e orrori nascosti. Forse tutti partoriti dallo stesso passato che ne concimava le diverse classi pollaio davanti a un mondo che è andato più avanti dei loro ormai antichi pensieri e visioni…
E sono tanti i politici, con riforme impopolari a girare scortati. E il progresso, la modernità della civiltà è nell'”impopolare” o “scortati” in queste apparenti democrazie concimate?
Vedere tutto questo con gli occhi occidentali dovrebbe, forse permettere di avere una visione più ampia, fatta di strati e substrati, liberi, dove solo chi sposa la modernità di quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti” può farne vedere i fondamentalismi dei bonus e di qualsiasi ulteriore velo culturale che ne impone solo il suo più istintivo e primordiale passato…
E sono sempre i civili quelli da salvare dalle barbarie delle società più primitive, spesso più delle guerre che evidenziano, in un mondo ormai sovraffollato di civili, solo l’orrore fine a se stesso, che amplificano “pubblicitariamente” “l’umanità perduta”, quel senso che nel privato non avrebbe significato , se non giuridico, dimenticando così la preziosità di ogni singola vita che forma la colletività, spesso uscita, senza saperlo, dai stessi, più piccoli banchi in classi enormi che sapevano forse di un “futuro”(?), di un presente più “pulito”, nella sintesi, per il bene di tutti…
E bisognerebbe dire, a chi porterà avanti questi ormai pericolosi fondamentalismi(?) occidentali, che se questo è il degrado, l'”inciviltà” di oggi, di “non fare gli stessi errori del passato che hanno solo sommato burocrazia, un’apparente inclusività, “classi pollaio”, a questa identica, “appiattita cultura” dove i bonus sono ormai la vetta ripetitiva per tutti, addomesticata, non certo dei più liberi premi Nobel.
Puoi vedere quest’ultima guerra in Israele con gli occhi del popolo Palestinese, con gli occhi del popolo Israeliano, ma sono sempre i civili quelli da tutelare dai primitivi istinti, disumani, dove anche le sovraffollate società moderne non riescono più a trovare soluzioni davanti ai continui problemi, alle continue stragi, ora stradali, ora sul lavoro, ora vittime di qualche altro sconfinato degrado occidentale…
E, se nella nostra modernità non abbiamo più le pene materiali (come invece avvengono in molte altre parti del mondo), pene che da noi risulterebbero ormai di epoche lontane, non vuol dire che i nostri occhi non sanno cosa sia giusto e non davanti alle “proteste”(?), ora per l’innalzamento dell’età della pensione, ora per qualche altra ingiustizia che di libertà occidentale, nelle minoranze politiche del voto, sanno ormai molto d’inganno…
E a che serve la libera opinione se è formattata all’ignoranza istintiva di classi “concimate”, alla “sopravvivenza concimata” dai bonus, alle minoranze politiche e mai all’evoluzione della stessa civiltà?
Meglio un bonus singolo, la corsa a sommarne di più nel corso dei mesi, degli anni, delle singole vite o quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”? Se ti sei evoluto in un'”Italia vera”, non dovrebbe essere così difficile saperlo per il bene della collettività e l’evoluzione della stessa civiltà.
E che occhi avrà l’Italia, l’Europa dove si fanno sempre più meno figli e l’integrazione di altri popoli rimane sempre ai margini dei “volantini” televisivi e giornalistici che ne indirizzano sempre il pensiero di dove stanno, da che parte stanno le maggioranze(?) e le minoranze(?)?
E, se decine di pacchetti di sanzioni contro la Russia, dopo circa due anni per la sua, superata guerra in Ucraina, fuori tempo alla sua evoluzione e all’orologio del mondo, non hanno ancora funzionato, i problemi interni di una società non si evolvono certo con più sanzioni, ma con nuovi, evolutivi strumenti a garanzia della stessa civiltà a cui tutti ci sentiamo appartenere nel continuo sviluppo civile del mondo…
Forse, solo quando avremo portato questa società, con quel “minimo reddito mensile, universale…” ad un nuovo livello, evolutivo, sapremo guardare il mondo con i nuovi occhi di una nuova civiltà…
Fino ad allora “giudicheremo” i fondamentalismi occidentali, della nostra stessa natura umana, in una Natura del Pianeta, forse, ancora più primitiva…

23 NOVEMBRE – Tra le varie lavorazioni effettuate a Settembre sui diversi Link+ KSM, anche il link G20 è stato modificato, ma soprattutto trasferito su di una nuova piattaforma, più funzionale della precedente che non offriva gli stessi strumenti e funzionalità di modifica.
In scia ai CDA di ogni mese, pubblicati su SurfGenerationKSM.com, è stata, quindi, anche inserita una clessidra vicino ad ogni Primo Ministro. Una buona occasione per rileggersi, di tanto in tanto, i CDA di ogni mese…
Forse perchè in Occidente, con la nuova guerra in Israele, nella striscia di Gaza, ma soprattutto a chi gli è rimasto ancora un pensiero libero, svincolato da chi vorrebbe farti sempre schierare, spesso velocemente, così da non farti vedere nient’altro che quel singolo momento fermo, ad un singolo fatto, quando le evidenze sono più ampie del tempo che si ha a disposizione…
Dall’Emilia Romagna alla Toscana, se ci si ferma solo alle ultime, disastrose alluvioni, senza capirne le criticità dei territori per intervenire preventivamente, puoi votare un Presidente o per un altro, ma forse poco cambia…
Così, se allarghiamo lo sguardo ad un quadro più internazionale, quanti in Occidente si saranno domandati se con un altro Presidente americano questo secondo conflitto, che viene trasmesso quotidianamente nei notiziari dell’Occidente, avrebbe comunque avuto l’atto terroristico iniziale e la conseguente, distruttiva reazione?
Dopo già due anni di guerra in Ucraina, le domande dovrebbero iniziare a spostarsi non tanto nei diversi territori, nell’evidenza della guerra, ma nelle stanze delle Organizzazioni Internazionali, nelle file dei tanti “poltronifici”, dei rappresentanti dei Popoli, dei Presidenti, per capire se sono realmente, ancora adeguate alla coesione e allo sviluppo del Pianeta Terra in scenari dove l’unica evidenza è la loro stessa, numerosa inefficacia…
Se i modelli fuori dalle democrazie occidentali sono opinabili, dall’America all’Europa dove il Mercato impone quest’unico modello che l’Occidente conosce, i Presidenti sembrano sempre più fuori corso allo sviluppo di un nuovo modello di società e civiltà…
Lasciare al “Mercato” regolamentare tutto per intervenire solo nelle sanzioni, non aiuta certo a far migliorare tutti, ma amplifica solo i divari culturali nelle mille forme della società, impoverendone una stessa crescita più omogenea…
Anche per questo governare una Nazione, un Paese dovrebbe tornare a dare ad un Presidente non solo gli onori cerimoniali, ma anche la responsabilità dei possibili ritardi, dei possibili disastri sociali che cinque anni e successivi, possono lasciare in eredità alla stessa Nazione e allo stesso Popolo…
Delle recenti alluvioni in Emilia Romagna, in Toscana fino ad un degrado evidente in molte grandi città, il tempo evidenzia la continua eredità di un Passato che ancora non cambia…
Così, mentre le persone sono sempre più veicolate in lavori ormai superati, ghettizzate dagli stipendi e relativi bonus come a garantirne la più rassicurante appartenenza sociale, le nuove certificazioni digitalizzate obbligano ormai tutti a nuovi “marchi identificativi”, tracciabili, dove la massa multiforme è sempre più schedata nelle nuove dinamiche imposte dalla deresponsabilità dei diversi Governi davanti alla più scura “democrazia”(?) del “Mercato”…
Davanti a questi, non troppo diversi binari passati, senza quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti” (forse unica, vera forma evoluta di una più chiara “schedatura”) è come fregarsene davanti all’evidenza che solo la sopravvivenza delle persone frena qualsiasi dubbio, davanti a vecchie parole politiche che imprigionano il tempo nel solito “mainstream” dove tutti ripetono il momento, senza passato e senza storia che hanno solo generato gli stessi “campi”, dove tutti vengono ormai veicolati ai nuovi cancelli delle nuove “libertà”(?) occidentali…
Facebook, Instagram e X (ex Twitter) hanno iniziato a predisporre dei canoni a pagamento, la Sanità Pubblica, con i nuovi subappalti, “migliorerà” più la Sanità Privata, ma tanto si penserà che non può essere così fino a quando non faranno un altro bonus, questa volta sanitario, e ci si “riderà” sù…
E così il divario di chi vive senza pubblicità, slogan e più facili esche politiche e chi è obbligato a subirne tutte le diverse forme, dirette e indirette, non viene più percepito, tanto che, se anche si pensasse di “non aver abboccato all’amo”, di esserne svincolati, le parole che uscirebbero prodotte sarebbero sempre di una “sana” democrazia e libertà Occidentale…
D’altronde a forza di “meme”, opinioni e le troppe chiacchiere che ne annullano uno sviluppo diverso, ci accontenteremo di aspettare il prossimo bonus, contenti nel gioire che almeno lì qualcosa si è fatto, senza capirne tra quale “momento”(?) e l’altro(?)…
Anche per questo la “madre di tutte le riforme” dovrebbe essere quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”, non solo per garantire ad ogni Presidente, politico o Tecnico, di lavorare liberamente su tutto quello che non dovrebbe obbligatoriamente riguardare sempre la salvaguardia naturale della popolazione, sempre più veicolata a piacimento, ora da un tema ora da un altro, ma sempre sullo stesso binario, dritto verso gli stessi cancelli degli stessi “recinti” del tempo…
Così, educando i giovani al futuro, all’uguaglianza di quel “minimo reddito mensile, universale…” avrai le basi per meno squilibri, anche tra uomini e donne, nella nuova società del merito eliminando tutte quelle tossicità, sia dal lavoro, sia nei rapporti di coppia (se è Amore è Amore?), sia nella dilagante omertà occidentale.
Perchè l’omertà viaggia a tutti i livelli. Dalla politica, al giornalismo, dalla chiesa alla cultura del “saperlo”, dove tutti tutelano le proprie azioni e stipendi, la propria vita in sempre più “serie televisive”, dove si rimpallano le solite notizie, di problemi mai risolti nella sintesi di quel “minimo universale…”
Perchè, se la politica, senza quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti…”, rimane un poltronificio per garantire solo stipendi alla propria cerchia di appartenenza, lo sviluppo continuerà a vedere Presidenti e personaggi in replica, sempre al limite degli ultimi equilibri(?) e spettacoli(?) nelle evidenti notizie regionali, nazionali e di tutto il mondo.
E se gli ultimi cento anni (circa) hanno visto questa società sviluppare la sua identità sull’esperienza delle sue guerre, sui continui progressi industriali, tecnologici e un’Intellegenza Artificiale ormai arrivata, etc., non vuol dire che oggi non bisogna rivedere l’effettiva sintesi per determinare nuove e migliori prospettive per tutti…
E quanto gli attuali Presidenti del mondo Occidentale appartengono già alla nuove mentalità del futuro?
A partire dall’ultimo Presidente d’Israele che, a detta della stampa internazionale, non sembra più adatto a guidare uno Stato in una regione del mondo dove antichi conflitti continuano a prevaricare sul futuro globale del suo stesso popolo…
Il prossimo Giugno si voterà in Europa e pochi mesi dopo anche gli Stati Uniti avranno un nuovo(?) Presidente…
Il cuore dell’Occidente è al suo punto di svolta?
La Spagna ha riconfermato il suo Presidente con non poche conflittualità interne al Paese.
Dopo la recente riforma sulle pensioni, peggiorativa per quasi tutti i francesi con non poche proteste, l’attuale Presidente Francese verrà rieletto?
La Germania, già da qualche anno è nuovamente a guida di un uomo, forse ancora da conoscere, dopo tanti anni della sua precedente Cancelliera.
Anche l’Albania apre all’Europa per vederci il suo futuro, ma il “cavallo di troia” offerto alle politiche sui migranti, permetterà ai suoi Presidenti, attuali e futuri, di garantire numeri in equilibrio agli accordi iniziali con la sola Italia?
Perchè l’evidenza pone anche più semplici e vicini quesiti: hai mai visto un Sindaco di Roma, con i continui disagi nella Capitale d’Italia (tra scioperi, manifestazioni, lavori in corso, eventi che bloccano intere aree e quartieri, degrado, inefficienze etc. etc.) fare mai sconti su tasse come gestione di una società, di una civiltà di reciproco Rispetto?
E se Ladispoli (località costiera a nord di Roma) ha visto ancora un circo con animali fuori posto, nati in cattività, culturalmente indietro alla nostra stessa evoluzione, troppo spesso recintati in labirinti mediatici, sdoganati nelle opinabili libertà, imposti fuori tempo alla più evoluta cultura del sapere e del “saperlo”(?), le mura, il “recinto” culturale di Ventotene dovrebbe solo ricordarci dove possono rinascere nuovi Manifesti, dove le nuove idee posero le basi per un nuovo futuro, un presente che ha bisogno di una nuova visione con quel “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”…
Solo così potrai permettere alle cose di tornare al loro posto, nel più naturale ciclo del tempo, evolutivo, ponendo contemporaneamente le basi per ua nuova civiltà con nuove regole migliorative per la stessa società proiettata in un nuovo futuro, meno emergenziale nel momento e con una democrazia più costruttiva e aperta…
Poco più di un mese al 2024 e dicembre, anche per SurfGenerationKSM.com, sarà un mese di preparativi per un nuovo anno e il suo nuovo ciclo, generazionale, del tempo…

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