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23 SETTEMBRE 2023

ANNO DOMINI

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23 SETTEMBRE 2023
Senza uno snellente “minimo reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti” (spendibile solo nella propria cittร /regione/Stato di appartenenza e non prelevabile), non basterร  un solo ๐Ÿ“ธ Grandangolo mensile a inquadrare il sommarsi delle burocrazie moderne che continuano a far stratificare, inquinare lo stesso orologio, tempo futuro di tutti…

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๐Ÿ“ธ – In scia a quanto scritto nel precedente “Grandangolo” del 23 Luglio, da quest’ultimo 11 Settembre รจ possibile trovare la nuova sezione “Peace, Respect, Future” come ulteriore link ad un futuro che continua a “comprimersi”, di giorno in giorno, in questo fermo “Mercato, Stato e societร ”
Per questo le parole della piรน alta carica dello Stato Italiano, figura istituzionale non politica, dovrebbero essere lette, “risfogliate”, di tanto in tanto anche come un libro, per non perdere quel senso di valore piรน alto di una Nazione che vede, in questi epocali mutamenti, il suo obbligato impegno a cambiare, non solo nell’ultimo ripetitivo bonus o prodotto moderno…
Fermi, davanti ad un presente ormai sovraccarico di visioni politiche passate, che divergono ormai da tempo dagli scenari naturali, quotidiani, da quelli territoriali e internazionali, questo “Mercato, Stato, societร ” รจ ormai al limite della sua stessa organizzazione. Sempre piรน indietro con i soliti bonus e lavori per organizzarli ogni mese, ad ogni ricorrenza ormai pescata dal mazzo per distribuire denaro salvifico alle tante braccia che si allungano nelle diversitร , ma della piรน misera inclusivitร  moderna, quando i tempi pretendono ormai ben altro nella piรน evoluta sintesi di quel “minimo universale per tutti…”
E il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella non poteva trovare occasione migliore, all’Assemblea Nazionale di Confindustria del 15 settembre scorso, per “collegarne tutti i punti”, spesso di una classe dirigente dissonante(?) non solo con una nuova stagione alle porte…
il discorso per intero:

“Rivolgo un saluto di grande cordialitร  ai Presidenti del Senato, della Camera dei Deputati, del Consiglio dei Ministri, al Presidente e allโ€™intero mondo di Confindustria, a tutti i presenti.
Ringrazio anchโ€™io la Banda dei Vigili del Fuoco per la bella esecuzione dellโ€™Inno nazionale.
E vorrei rivolgere i complimenti agli autori del filmato cosรฌ coinvolgente.
Se vi รจ qualcosa che una democrazia non puรฒ permettersi รจ di ispirare i propri comportamenti, quelli delle autoritร , quelli dei cittadini, a sentimenti puramente congiunturali. Con il prevalere di inerzia ovvero di impulsi di ansia, di paura.
Con due possibili errori: una reazione fatta di ripetizione ossessiva di argomenti secondo i quali, a fronte delle sfide che la vita ci presenta quotidianamente, basta denunziarle senza adeguata e coraggiosa ricerca di soluzioni. Quasi che i problemi possano risolversi da sรฉ, senza lโ€™impegno necessario ad affrontarli.
Oppure – ancor peggio – cedere alle paure, quando non alla tentazione di cavalcarle, incentivando – anche contro i fatti – lโ€™esasperazione delle percezioni suscitate. Sono questioni ben presenti alle persone raccolte qui questa mattina che, giorno dopo giorno, sono chiamate ad assumere decisioni, ad agire con razionalitร  e concretezza, a guardare e progettare il futuro delle imprese che si trovano a guidare.
In unโ€™espressione: a evitare fatui irenismi e credere, invece, nella forza delle istituzioni, nella soliditร  delle proprie imprese, nel valore dellโ€™iniziativa e dellโ€™innovazione nel mondo che cambia velocemente.
รˆ il senso del messaggio che Luigi Einaudi – primo Presidente della Repubblica eletto – consegnava il 31 marzo del 1947, nelle Considerazioni finali da Governatore della Banca dโ€™Italia, a poche settimane dallโ€™assumere le funzioni di vice Presidente del Consiglio e Ministro del Bilancio del Governo De Gasperi.
A proposito della situazione economica, Einaudi scriveva: โ€œรˆ necessario che gli italiani non credano di dover la salvezza a nessun altro fuorchรฉ se stessiโ€.
Oggi diremmo: a noi stessi e agli altri popoli con i quali abbiamo deciso di raccoglierci nellโ€™Unione Europea.
Ringrazio Confindustria di questa occasione di riflessione, e rinnovo un saluto cordiale a tutti voi qui riuniti.
Nel discorso con cui Franklin Delano Roosevelt inaugurรฒ la sua presidenza degli Stati Uniti – giusto novantโ€™anni fa – utilizzรฒ una locuzione divenuta, giustamente, famosa, che calza a proposito: โ€œla sola cosa di cui dobbiamo avere paura รจ la paura stessa, lโ€™irragionevole e ingiustificato terrore senza nome che paralizza gli sforzi necessari a convertire la ritirata in progressoโ€.
Si era nellโ€™ambito della Grande depressione economica del 1929 e si fu capaci di passare al New Deal, al โ€œnuovo pattoโ€ che vide gli Stati Uniti affrontare i drammatici problemi economici e occupazionali che li avevano devastati, assumendo la leadership del mondo libero.
Oggi siamo in una condizione, fortunatamente, ben diversa, che ci conduce, tuttavia, a richiamare il legame, per quanto possa a molti apparire scontato, tra economia e democrazia.
La crisi del capitalismo, in quegli anni, mise in discussione anche gli ordini politici esistenti, registrando un diffuso malcontento verso la democrazia, ritenuta noiosa e inefficace rispetto ai totalitarismi che si erano affacciati e che si stavano consolidando.
Gli argomenti non erano nuovi, qualche studioso li indicava nella ricerca di un sentimento di unitร  perduto, che fosse incentrato sulla autenticitร  culturale, sulla originalitร  delle proposte di comunismo e fascismo, sulla creazione di โ€œuno spazio affrancato โ€“ cosรฌ si diceva – dalle pressioni della mercificazione e dalle grigie logiche dei mercatiโ€. Cosรฌ testualmente ricorda Harry Harootunian, storico americano.
Le idee dovevano essere davvero confuse se una casa automobilistica americana, la Studebaker, sia pure con intenti diversi, denominava un suo prodotto di punta โ€œDictatorโ€, dittatore. Lโ€™ascesa di Hitler in Germania avrebbe dato poi un colpo decisivo alla produzione di quel modello.
In alcune situazioni europee, comโ€™รจ noto, la crisi dellโ€™economia concorse alla crisi della democrazia ed ecco perchรฉ, al contrario, una economia in salute contribuisce al bene del sistema democratico e della libertร , alla coesione della nostra comunitร .
Il Presidente Bonomi ha fatto riferimento a un panorama di democrazie in regresso a livello mondiale, affermando, opportunamente, che โ€œsenza democrazia non possono esserci nรฉ mercato, nรฉ impresa, nรฉ lavoro, nรฉ progresso economico e socialeโ€.
รˆ rilevante raccogliere questi stimoli in un ambito cosรฌ qualificato.
รˆ di grande valore che il mondo dellโ€™industria italiana, cosรฌ centrale nella vita del Paese e cosรฌ prezioso nellโ€™ambito dellโ€™Unione Europea, sappia di contribuire, con il suo impegno e con il suo lavoro, al rafforzamento della Repubblica e delle sue istituzioni, secondo la significativa affermazione: โ€œla Costituzione esprime anche lโ€™anima delle imprese italianeโ€.
Nel dibattito pubblico del dopoguerra italiano si รจ, spesso, lamentato che la Costituzione non poteva fermarsi ai cancelli delle fabbriche, segnalando, con questo, una sofferenza del sindacato dei lavoratori per molti temi che hanno trovato poi riscontro nella contrattazione tra le parti sociali.
La definizione pocโ€™anzi prospettata nella relazione, secondo cui โ€œLโ€™impresa รจ lo spazio democratico in cui i valori del bene comune e della responsabilitร  sociale devono manifestarsi nella loro concretezza, cosรฌ come รจ accaduto nei mesi durissimi della pandemiaโ€, unitamente allโ€™intento di proporre un mercato del lavoro โ€œinclusivoโ€, specialmente per giovani e donne – che renda quindi effettivo il diritto al lavoro – induce alla consapevolezza che i luoghi di vita, le persone, i cittadini che li animano, sono parte, irrinunciabile, del progetto di coesione sociale, di libertร , di diritti e di democrazia della Repubblica.
La democrazia si incarna nei mille luoghi di lavoro e di studio.
Nel lavoro e nella riflessione dei corpi sociali intermedi della Repubblica.
Nel riconoscimento dei diritti sociali.
Nella libertร  dโ€™intraprendere dei cittadini.
Prima di ogni altro fattore, a muovere il progresso รจ, infatti, il โ€œcapitale socialeโ€ di cui un Paese dispone.
Un capitale che non possiamo impoverire.
รˆ una responsabilitร  che interpella anche il mondo delle imprese: troppi giovani cercano lavoro allโ€™estero, per la povertร  delle offerte retributive disponibili.
Permettetemi di ricordare, per un momento, un gran lombardo, un patriota, fautore delle autonomie e portatore di una visione lungimirante, Carlo Cattaneo.
Giร  nel 1864 ammoniva: โ€œPrima di ogni lavoro, prima di ogni capitale, quando le cose sono ancora non curate e ignote in seno alla natura, รจ lโ€™intelligenza che comincia lโ€™opera e imprime in esse, per la prima volta il carattere della ricchezzaโ€.
Le aziende sono al centro di un sistema di valori, non soltanto economici.
Siete voi, a ricordare – anche a me – che lโ€™impresa ha responsabilitร  che superano i confini delle sue donne e dei suoi uomini; e, aggiungo, dei suoi mercati.
Le imprese sono veicoli di crescita, di innovazione, di formazione, di cultura, di integrazione, di moltiplicazione di influenza, fattore di soft-power.
E sono, anche, agenti di libertร .
Generare ricchezza รจ una rilevante funzione sociale.
รˆ una delle prime responsabilitร  sociali dellโ€™impresa.
Naturalmente, non a detrimento di altre ricchezze, individuali o collettive.
Non รจ il capitalismo di rapina quello a cui guarda la Costituzione nel momento in cui definisce le regole del gioco.
Il principio non รจ quello della concentrazione delle ricchezze ma della loro diffusione.
Il modello lo conosciamo: รจ quello che ha fatto crescere lโ€™Italia e lโ€™Europa.
Il bilancio che ne va tratto non interpella i singoli stake-holder aziendali ma si rapporta allโ€™intero sistema economico e sociale.
รˆ quel concetto ampio di โ€œeconomia civileโ€ che trova nella lezione dellโ€™illuminismo settecentesco napoletano e, puntualmente, in Antonio Genovesi, un solido riferimento.
Qual รจ un principio fondamentale della democrazia?
Evitare la concentrazione del potere, a garanzia della libertร  di tutti.
Vale per le istituzioni.
Vale per le imprese, a proposito delle quali possiamo parlare di concorrenza allโ€™interno di un mercato libero. E la lotta ai monopoli ne rappresenta capitolo importante.
Lโ€™impresa รจ una formazione intermedia nella nostra societร , un corpo sociale di quelli richiamati dalla Costituzione che contribuiscono alle finalitร  da questa definite, concorrendo al soddisfacimento di bisogni.
Lo Stato coordina gli interessi e le necessitร  di ciascuno degli interlocutori, orientandoli al soddisfacimento delle istanze delle comunitร .
Pocโ€™anzi ho richiamato il tema sostanziale del rapporto sostanziale tra economia e istituzioni.
Lโ€™impresa, non a caso – รจ stato ricordato – รจ normata nella Parte I della Costituzione: quella sui diritti e i doveri dei cittadini.
Lโ€™art. 41 scandisce che l’iniziativa economica privata รจ libera. Che non puรฒ svolgersi in contrasto con l’utilitร  sociale o in modo da recare danno alla salute, allโ€™ambiente, alla sicurezza, alla libertร , alla dignitร  umana.
Cosa significa libera?
Significa che non vi รจ piรน bisogno di โ€œregie patentiโ€, come ai tempi medievali, per esercitare una professione, unโ€™attivitร , unโ€™impresa.
Significa che la Repubblica ha spostato dal Sovrano al cittadino il potere di scegliere, di decidere.
Significa evadere dal dirigismo economico e dal protezionismo tipico delle esperienze autoritarie.
Significa trasferire sul terreno dellโ€™economia il principio di libertร .
La Costituzione opta decisamente per unโ€™economia di mercato in cui la libertร  politica รจ il quadro entro cui si inserisce la libertร  economica, le attivitร  con le quali le imprese partecipano, come si รจ detto, a raggiungere le finalitร  delineate nella Prima parte della Costituzione.
Ma attenzione: in quali condizioni si attua il precetto costituzionale?
Quando i poteri pubblici assicurano qualitร  nei servizi; efficacia, efficienza e chiarezza del sistema normativo; quando viene garantita sicurezza contro le forme assunte dalla criminalitร ; quando lโ€™efficacia sanzionatoria verso comportamenti scorretti รจ equa e incisiva.
Sono temi che conoscete bene e che richiedono ancora impegno per il loro pieno conseguimento.
Si รจ discusso a lungo sullโ€™esistenza di una โ€œCostituzione economicaโ€ separabile dal resto della Costituzione.
Sarebbe davvero singolare immaginare percorsi separati per lo sviluppo dei rapporti economici, quelli politici, quelli sociali.
Al centro della Costituzione vi sono, difatti, i diritti della persona umana non quelli del presunto โ€œhomo oeconomicusโ€.
Ecco, quindi, il riferimento allโ€™utilitร  sociale. Era lโ€™Abate Galiani a dirci โ€“ anche lui nel โ€˜700 – che โ€œla tirannide รจ quel governo in cui pochi diventano felici a spese e col danno di tutto il rimanente, che diventa infeliceโ€.
Il crescere delle disuguaglianze rischia di rendere attuale questo scenario.
Le imprese non sono estranee allโ€™art.3 della Carta che ricorda come sia compito della Repubblica – in tutte le sue articolazioni pubbliche e di spontanea attivitร  e iniziativa privata – โ€œrimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertร  e lโ€™eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e lโ€™effettiva partecipazione di tutti i lavoratori allโ€™organizzazione politica, economica e sociale del Paeseโ€.
Lโ€™Italia progredisce e si sviluppa con il dialogo tra le parti sociali.
Vanno tenuti ben presenti โ€“ sempre e da tutti, in ogni ambito – i doveri descritti allโ€™articolo 2, dove si esige ” lโ€™adempimento dei doveri inderogabili di solidarietร  politica, economica e socialeโ€.
Lโ€™economia di mercato, cioรจ, non pone in discussione valori costituzionalmente rilevanti, quali il rispetto della dignitร  umana e il dovere di solidarietร . O lโ€™art. 35, relativo alla tutela del lavoro, il 36, sulle condizioni di lavoro, o il 37 sulla donna lavoratrice.
รˆ anzitutto il tema della sicurezza sul lavoro che interpella, prima di ogni altra cosa, la coscienza di ciascuno.
Democrazia รจ rispetto delle regole, a partire da quelle sul lavoro.
Indipendentemente dallโ€™ovvio rispetto delle norme, sarebbero incomprensibili imprese che โ€“ contro il loro interesse – non si curassero, nel processo produttivo, della salute dei propri dipendenti.
Incomprensibili se non si curassero di eventuali danni provocati allโ€™ambiente, in cui vivono e vivranno.
Incomprensibili โ€“ e di breve durata – se non sapessero guardare al futuro.
Fuor di logica se pensassero di non dover rispondere ad alcuna autoritร  o alla pubblica opinione, in merito a eventuali conseguenze di proprie azioni.
Con eguale determinazione vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, allโ€™opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli โ€œOver the topโ€ che si pretendono, spesso, โ€œlegibus solutiโ€.
Democrazia e mercato โ€“ scrive, nel suo ultimo libro, Martin Wolf – hanno in comune lโ€™idea di uguaglianza e concorrono entrambi alla sua attuazione.
Non cโ€™รจ bisogno di particolare acume per osservare che gli imprenditori sono attori sociali essenziali nella nostra societร .
Basta pensare anche soltanto alla crisi della pandemia che abbiamo attraversato quando, insieme ad altre categorie, avete evitato che lโ€™Italia si fermasse.
Non siamo un Paese senza memoria.
Ho piรน volte ringraziato quanti negli ospedali, nei servizi, nelle aziende, nelle catene della logistica, nella pubblica amministrazione, hanno fatto sรฌ che fronteggiassimo quellโ€™improvvisa, sconosciuta e drammatica insidia.
Grazie a voi. Che avete avuto coraggio, che avete anche fatto delle vostre fabbriche dei centri vaccinali in supporto a quelli pubblici!
Grazie ai lavoratori delle vostre aziende che hanno assunto, con altrettanto coraggio, la propria quota di rischi!
Siete stati, poi, protagonisti di una ripresa prodigiosa e positivamente contagiosa, senza eguali nei G7.
Adesso tante imprese sono state colpite da alluvioni. Le avversitร  si manifestano su piรน fronti.
Lโ€™interrogativo รจ: la nostra comunitร  รจ adeguatamente resiliente?
รˆ sufficientemente desiderosa di futuro, di voler guardare avanti?
Abbiamo fiducia nel nostro Paese e nel suo futuro; e sapere di avere il mondo dellโ€™impresa impegnato, con convinzione e con capacitร , per il progresso dellโ€™Italia, รจ motivo di conforto e di grande apprezzamento.
Auguri!


Continuare ad organizzare questo “Mercato, Stato e societร ” davanti alle sue principali evidenze, problemi territoriali e internazionali cambiati e che continuano a cambiare, che evidenziano un sempre piรน intrecciarsi e sommarsi di passati mai risolti, degrado diretto e indiretto agli “alert.it” anche sociali, senza quel “minino reddito mensile, universale, garantito e uguale per tutti”, come base a nuove mentalitร , รจ come aver garantito un altro anno di bonus, di migliaia di persone per pensarli, organizzarli, certificarli e timbrarli sulle “solite notizie”(?), sui “soliti talk show”(?) sul nulla che cambia ed evolve…
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23 Settembre 2023

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