ANNO 2022: UN NUOVO INIZIO

segue da: “Anno 2021…”
Una delle principali evidenze, durante questi ultimi due anni di Covid-19, è e continua ad essere l’amplificarsi delle sempre più diverse realtà ad uno storytelling fermo all’unilateralità, ora di un vecchio “gioco”(?) di sistema…

Dove prima c’era un insieme, un passato, una linea su cui far ruotare tutto un “potere” comunicativo nelle diverse realtà e rimandi politici, delle regioni, degli Stati e del mondo, ora la pandemia è come aver amplificato, ancor di più, il divario del mainstream dalle tante e sempre più diverse realtà. Come dell’interpretabilità, quindi, sempre più distanti tra loro.
Un “gioco” difficile da scrostare nelle mentalità arroccate da anni di un’identica visione comunicativa, da un caos governato sempre più dalle sole parole, orchestrate e diffuse…
Certo, come si racconta la realtà nel momento che c’è chi può spendere e chi non può farlo in queste contraddittorie evidenze? Dov’è il progresso se gli equilibri ne mantengono solo una dittatura culturale ramificatasi nelle tante professioni, ma dove il caos non si è risolto se non nel farne aumentare il numero nelle aumentate “ignoranze”, inquinamento dell’altro?
E dall’alimentazione alla salute, passando per l’ambiente, tutto è lasciato al “fai da te”, per poi lamentarsi dell’ignoranza dei politici, dei sindaci nel non sapere di architettura, territorio, ambiente e bellezza. Schiacciati, “forse”, da troppa storia “imposta” da non far vedere quanti aggiornamenti ci sarebbero da fare ai libri di scuola, più della vendita annuale alla nuova edizione, “obbligata”(?)…
E quanti genitori, “stranieri” e distanti al presente e al futuro, potrebbero trovarne un miglioramento alla cultura e alla crescita familiare?
Quindi una domanda potrebbe essere: quale “realtà” raccontare nella moltitudine delle realtà “quotidiane” dei singoli?
Tra regole del mondo, europee e nazionali (inquinamento, lavoro, rincari, vaccini, tamponi etc…) è anche difficile non vederne i prezzi, le multe alla complessità, anche conseguente ad anni di un identico, coprente storytelling, ad ammodernamenti e cambiamenti sempre più obbligati(?)…
Quanto altro si potrebbe raccontare per pulire le tante incrostazioni che hanno visto il continuo fiorire di chi si è sentito autorizzato ad inquinare a dispetto (forse) delle troppe tasse e regole, ma anche troppo spesso raggirate…
Forse pensavamo che la civiltà fosse altrove, quando niente è stato coordinato sulle esperienze passate per determinarne una diversa, migliore costruzione o architettura evolutiva, che dir si voglia.
Se le coltivazioni verticali possono aprire a uno dei tanti futuri della civiltà robotizzata, non vuol dire che i “precedenti” terreni coltivati dovranno essere cementificati nel nome del lavoro…

Perchè, l’arrivo di un centinaio di migranti, poi intervallato da un altro centinaio, poi da altri quattrocento e poi ancora così, durante tutto l’anno, preoccupa (forse) fino al punto dell’irrisorio, singolo numero…
Sapere e vedere corridoi umanitari, dove famiglie selezionate vengono aiutate ad una nuova integrazione, dove il Paese di origine non ha più radici alimentate da una civiltà ormai ferita e impossibilitata ad andare avanti, non può che trovare condivisione umanitaria.
Cosa succederebbe però se lo storytelling si spostasse su una presunta selezione, dove i più forti verrebbero pubblicizzati e scelti in base alle diverse esigenze lavorative sottopagate? Lo storytelling ci ripoterebbe ad “altri” periodi bui del passato? E se fosse cambiata solo la linea superficiale della storia? E se fossero selezionati per l'”indipendente”, meno pubblicizzato “corridoio” dell’illegalità, per alimentare quel mercato senza le troppe regole di una civilizzazione che non tiene più conto delle diverse realtà territoriali?
Quel “se” ci rassicurerebbe di più nella sua ipotesi?
Senza una vera integrazione, quanti sono destinati agli “squid game” tra le “regole” buie degli Stati, pagine di uno storytelling quotidiano, realtà dell’occidente nelle sue, più diverse e profonde ipocrisie?
Senza un minimo reddito garantito mensile a tutti, quanti italiani sono costretti ad altri “giochi” di sistema in una civiltà ancora poco efficientata, matura e attenta agli equilibri di sviluppo, “vere regole” all’umanità del pianeta?
La troppa “improvvisata” linearità di come stiamo andando avanti, aldilà di questa esperienza pandemica, dovrebbe risvegliare tutti gli sprovveduti del fuori stagione, evidenti quelli in calzoncini e scarpe da ginnastica sui ghiacciai estivi o inesperti tra le onde sui più pericolosi bassi fondali, meno evidenti quelli in giacca e cravatta tra gli scranni dei tanti parlamenti…

Segnali che ci dovrebbero allarmare per le continue “risposte” naturali, sempre più evidenti nella continua gestione dei territori, delle coste e di quant’altro il tempo ci ricorderà nell’unica bandiera che dovremmo riconoscere prioritaria per una nuova civiltà…
Meglio un ragazzo in “divisa”, con turni di mezza giornata o continuare a vederlo perdersi nelle inefficienze di un sistema governato in una corsa a ostacoli, come in uno “squid game” legalizzato?
Prima che diventino ultimi, sarebbe meglio preoccuparsi anche di non far “fallire” la gente, le aziende, i territori, anche con nuovi insegnamenti per una società con meno lavori che si alimentano, guadagnano e mangiano tra le pieghe della burocrazia e degli “errori” passati, di un’inesistente cultura di fondo che non si alimenta se non nel mantenerla nell’ignoranza…
Un minimo reddito garantito mensile a tutti, nominativo, elimenerebbe anche tante truffe, controlli alle tante porte di accesso agli aiuti…
La Natura, pandemia inclusa, continua a rispondere ai continui errori dell’uomo (diretti e indiretti). Forse sarebbe meglio, immigrati inclusi, cominciare a vedere il pianeta senza i singoli filtri, occidentali o “religiosi”, di una narrazione dove l’evidenza è il suo continuo declino nel non agire, nel far passare come “vita” naturale alcune realtà che moltiplicano e moltiplicheranno problemi mai affrontati prima, anche se distanti dalle proprie “isole”/grattacieli, città e territori, apparentemente sicuri…
Forse se ne parlava meno, ma le malattie sembrano esplose nei cittadini, da un passato (forse) con meno lavoro, ma (forse) anche con meno inquinamento…
Quante menzogne sono state raccontate nel rastrellamento di Roma a orrori che nessuno poteva minimamente immaginare davanti ad un iniziale progresso che vedeva le sue prime forme industriali? Le pubblicità erano agli albori e i “mainstream” erano più per le ideologie di quel tempo…
Fabbriche, mostri, scheletri, di cui molti territori “conservano” ancora tracce, ferite di un progresso che era solo agli inzi…
“Relativamente innocuo” se si pensa all’impronta, ben peggiore, irreversibile che una centrale nucleare lascia e lascerà se rimarrà ancora come visione incrostata di un profondo “gioco” nascosto…
Perchè c’è un passato ancora più profondo, più lontano del singolo passato, nelle singole storie in ognuno di noi…
Tracciati gli orrori, le pagine buie e i continui, inarrestabili(?) disastri ambientali per mano dell’uomo, la linea comunicativa ricorrente sembra non tenere adeguatamente conto di quel passato più ampio delle nostre singole visioni costiere, di religione o di parte…
E se tutta la nostra evoluzione fosse arrivata al punto di tracciare quei punti fermi e lavorare ora uniti a questo passato di cui nessuno di noi conosce dimensioni e proporzioni nel tempo?
Saremo pronti?
Meglio i continui stati di emergenza, nel caos di queste diseguaglianze profonde, o un futuro con un nuovo tipo di civiltà organizzata?

La pandemia ha colpito più o meno tutto il mondo, più o meno contemporaneamente, a cui si è risposto anche in modo diverso…
E’ evidente che, se fosse stata relegata ad un singolo Stato, sarebbe diventata relativamente più circoscritta ad un intervento mirato da parte di tutti, in quell’unico territorio…
Molti Stati hanno subito un evidente stress test, molte economie sono collassate, evidenziando fragilità locali e mondiali davanti a visioni incrostate nei singoli passati…
E, senza una nuova visione comune, più o meno “imposta” dal pianeta, le prospettive sono evidenti se anche un Paese come la Corea ha “prodotto” un avvicinamento culturale all’occidente (o viceversa nelle tante “imposizioni culturali” occidentali) con la serie televisiva “Squid Game”…

Un mondo più familiare e meno divisivo nelle parole può aiutare il “giornalismo” e il racconto della civiltà?

Hanno modificato la definizione di donna nel vocabolario, la parola gay e nero sono ora utilizzate con più rispetto nella normalità della vita, perchè continuano ad utilizzare ancora parole come “i Potenti” o “i Grandi” della Terra per descrivere i rappresentanti/delegati di Stato nel recente G20 di Roma o alla COP26 di Glasgow? Per “garantire” ancora i dibattiti e, nelle diverse culture(?) frustrate(?), autorizzare a gridare ancora “io sono Omo/donna, padre/madre”?

“Incrostati” in questo tempo a schivare malattie, a “bisticciare” ancora chi è più forte, appariscente, occidentale, religioso, ortodosso, di successo; ad esaltarci ancora di quel “potere” effimero che la vita può averci “donato”(?); a discriminare, bullizzare e ingannare l’altro come se si risolvessero i problemi del mondo; a “tirarci” i capelli su chi ha più senso civico; a colpevolizzare le nuove generazioni che non vogliono “incrostazioni”, stipendi da fame come hanno subito(?) le precedenti alla loro età, etc. etc., nella sempre più indelebile ipocrisia della “nostra, spettacolarizzata modernità”(?)…
Senza contare tutta quella generazione persa, senza più linee guida davanti alle troppe contraddizioni, di parole che indicano una vita sempre più distante dal pianeta, dal suo più profondo passato, lavori contrapposti, senza uscita ad un futuro da cui il futuro dovrebbe scrollarne l’inutilità…
Un passato continuamente calpestato da continue incrostazioni, dove le onde donano l’unico vero collegamento alla vita, al continuo mutare del tempo, fermando (consapevolmente Vs inconsapevolmente) l’evoluzione alla propria…
L’unica vera “religione” più lontana, più profonda nel capire quel collegamento più antico…
Imprigionare, incrostare nuove generazioni in turni lavorativi senza più quel tempo, scollegati all’orologio del pianeta, è come “traghettarne” altri a “bisticciare” ancora sulle prossime divisioni, parole da cui estrapolare significati diversi alla propria evoluzione e cultura…
Se questa era la linea comunicativa prima del diffondersi di questa pandemia, dopo cambierà qualcosa?
I rappresentanti del mainstream saranno ancora così “premiati” nel deformare la realtà, facilmente manipolabile per le tante, diverse interpretabilità?

Sfida alla Natura nel Campionato del Mondo di Surf

Gabriel Medina, Filipe Toledo e Italo Ferreira, i primi tre brasiliani in classifica a dominare l’Oceano nella tecnica e nei punteggi delle loro evoluzioni…

Basterà includere tutti gli sport alle Olimpiadi per non vederne invece la saturazione, il moltiplicarsi delle nazionali, degli sperperi, non solo economici, di discipline “appiattite”(?) dalla troppa inclusività?
Se le vere discipline, quelle dove il limite viene spinto oltre il record degli anni, sono sempre più superate dai “giochi” delle bandiere, dalle apparenti aumentate inclusività disciplinari, cosa resterà dello sport iniziale, non rimarcandone adeguatamente la profonda differenza, l’esclusività originaria dei record fisici da superare ogni anno? Battere l’avversario o un record?
Va bene l’inclusività, la parità di genere, ma hai visto qualche atleta olimpico che si è speso per una più equa distribuzione dei premi economici su scala mondiale? Da quanti anni ci sono i casi isolati(?) di chi non torna nel proprio paese di origine?
Tutti(?) coccolati dalle proprie frecce tricolori, aerei acrobatici che unificano le Nazioni sotto i fumi dei propri colori, ma dove i record da oltrepassare, le sfide della Natura dovrebbero includere tutti in una nuova, unica bandiera più ampia…
Quanto ci alleniamo e prepariamo a questo?
Siamo più attrezzati ad eventuali “guerre/giochi” tra Stati che ai disastri naturali, al riscaldamento globale da ridurre per coordinarci nei comuni obiettivi delle integrazioni, quando qualsiasi altro fenomeno potrebbe essere menzionato meno per non determinare maggiori ripercussioni alle economie, già fragili nei diversi sviluppi territoriali e turistici…
Per questo riporto il post Instagram del Presidente Australiano dove si vedono i militari impegnati in Afghanistan mentre aiutano la popolazione a fuggire da un luogo ancorato ad un passato ancora scollegato dalla futura civiltà di tutti…
Se il futuro ci compatterà nelle sfide che la Natura ci imporrà, ci unirà nella spinta per una nuova civiltà, lasciando spazio anche per vivere gli oceani oltre la propria divisa, quante generazioni salveremo dai diversi “squid game” delle società?
Forse per non alimentare qualsiasi ulteriore dibattito su chi ci vede sempre i “fascismi” del passato, nessun post Instagram di Palazzo Chigi e del Quirinale è stato pubblicato in merito agli interventi delle forze armate italiane in questa missione di supporto internazionale…
Anche se sarà difficile dimenticare quelle scene, quando l’esercito americano aveva deciso di lasciare l’Afghanistan dopo anni di presenza militare, l’enorme folla all’aeroporto di Kabul per le prospettive di un territorio con un futuro diverso da come, si poteva immaginare…
Un’illusione come, durante questa pandemia, l’impossibilità di gestire determinate emergenze fuori dall’operatività militare, più diffusa e organizzata su tutto il territorio nazionale…
E, infatti, la gestione dei vaccini, con le loro diverse temperature e quantità, non poteva non essere affidata ad un uomo di comando, un generale militare…
Il mondo cambia, ma sono sempre determinati reparti, lavori a dettare continuità a determinate priorità e importanza sul territorio…
Certo, se avesse governato un precedente Governo, più spostato a destra, cosa avrebbero gridato tutti quelli che vedono le imposizioni di oggi necessarie? Quindi è la parola “necessario” che determina la differenza nello storytelling?
Utilizzeranno la parola “necessario” per altre centrali nucleari, in un pianeta già abbondantemente inquinato e cementificato, per soddisfare il nostro ultimo SUV elettrico, il televisore 6x6mt o tutte le ultime inutilità sparse sulle lancette del nostro mondo(?): “tik tok, tik tok, tik tok…”?
Forse un giorno saremo obbligati a scegliere dove utilizzare l’energia per non perderla in tante “inutilità”(?). Alimentare i tanti concerti dal vivo o alimentare la rete internet per poterne ascoltare ugualmente la musica? Si potrebbero trovare tanti altri esempi, ma forse niente si fermerà e aumenteremo felicemente così i nostri consumi, rassicurati dai tanti racconti che sarà tutto(?) riciclato(?) e riutilizzato(?)…
E non saprei nemmeno rispondere alla domanda se ci imporranno di avere uno smartphone, un computer, una stampante per usufruire dei servizi pubblici fino ad oggi non vincolanti al possedimento di “un legame” che un domani tasseranno, come è avvenuto su tutto, dalle case alle ultime bollette cresciute senza che ne siano aumentati i relativi consumi…

Ci sono equilibri così precari che non dovrebbero lasciare spazio all’interpretabilità delle singole opinioni.
Questa pandemia evidenzia quanto le società sono impreparate e lente nella moltitudine delle organizzazioni, burocrazie che si susseguono come nel domino/a quadri di un gioco di livello fino a quelle locali, territoriali.
Terremoti, incendi, alluvioni, eruzioni vulcaniche, migrazioni etc., necessitano di molta più prevenzione e sicurezza che interventi nelle emergenze…
Quanti posti di lavoro offrirebbero tutti questi migliori efficientamenti?
Lo stesso Stato che non offre mai sufficienti risorse alla ricerca scientifica, lasciando alle donazioni l’inganno della “soluzione”(?).
Questo “gioco” può davvero essere così racchiuso?
Non c’è da stupirsi che il Presidente Russo abbia deciso di includere nella costituzione della sua Nazione quell’impossibilità di rifarsi su di un precedente Governante, nel bene e nel male nelle sue scelte per la tutela della cultura e storia del proprio Stato, fuori da un occidente ancora da maturare nella sua civiltà organizzata.
Si alimentano così tante “diversità” che le diseguaglianze “sembrano essere” anche peggiorate nell’esercizio di uno storytelling immobilizzato sulle ricorrenze, le celebrazioni, le premiazioni, le commemorazioni e le emergenze, raccontando della società come se fosse un “gioco” nella sua inevitabilità del caos. Perchè se non fosse un gioco al guadagno sull’altro, tu cosa faresti, come lo racconteresti? Come lo miglioreresti?

Dalla pandemia ai disastri naturali, dal revisionismo storico al sessismo, dalle leggi contro l’aborto al metoo, dalle migrazioni all’inquinamento, etc. quanto “potere” può sfuggire di mano nel caos di una cultura, un occidente senza direzione? E se il giornalismo in Italia è una professione, quanto la libertà di espressione dovrebbe essere “frenata”(?) da un codice deontologico in una migliore coordinazione delle notizie? (Immagine da “Squid Game”)

Forse un giorno faranno arrivare i dati di questa pandemia a chi ha vinto il Nobel sul Caos, anche da lui richiesti, e ci renderemo conto che forse avevamo ragione/torto, a seconda di come vediamo il mondo, alla nostra cultura, mainstream e storytelling inclusi…

“Poco più” di 365 giorni al 2023, cerchiamo almeno di surfare di più per l’unica vera storia legata alla nostra Natura…

Enjoy your life
Keep Surfing

Carlo Azzarone
@Surfer_ksm

Roma 14 Novembre 2021